lunes, 21 de febrero de 2011

Il Sacro Cuore di Gesù batte nell'Eucaristia


Il Sacro Cuore di Gesù batte nell’Eucaristia con la forza vitale dell’amore divino della Trinità e con la forza vitale dell’umanità dell’Uomo-Dio Gesù, pienificata dalla divinità. Il suo cuore è il luogo, lo strumento, attraverso il quale si effonde sugli uomini l’amore sostanziale della Trinità, ed è allo stesso tempo il luogo dove gli uomini sono incorporati a Cristo per rendere eterna adorazione a Dio Uno e Trino.

Il Cuore Eucaristico di Cristo è l’ammirabile dono d’amore che la Trinità fa all’anima. Da un canto, il Cuore Eucaristico di Cristo è la più eccelsa espressione dei rapporti trinitari e anche il veicolo più meraviglioso della prolungazione ad extra dei rapporti trinitari[1], perché attraverso il Cuore Eucaristico di Gesù, si prolungano, nel tempo e nello spazio, sull’altare prima e nell’anima dopo, i rapporti d’amore delle Persone divine.

L’amore col quale si amano eternamente le Persone divine è contenuto, nella sua pienezza sostanziale, nel Cuore Eucaristico di Gesù. Perciò questo Cuore di Cristo è il luogo dove la Trinità comunica agli uomini la sostanzialità ipostatica della Persona divina dello Spirito Santo.

Il Cuore Eucaristico di Cristo è il Cuore che, unito sostanzialmente alla Persona divina del Verbo, pienificato dalla gloria e dalla santità di questo Verbo del Padre e pienificato dall’amore della Persona dello Spirito Santo, rende lode, gloria e adorazione eterna a Dio Uno e Trino.

Cristo, presente sostanzialmente ed esistendo spiritualmente nell’Eucaristia, continua e prolunga, sull’altare, nell’Eucaristia, la sua Incarnazione, la quale è, a sua volta, continuazione e prolungazione della sua generazione eterna. Vale a dire, nell’Eucaristia, Cristo è eternamente generato dal Padre, eternamente incarnato, eternamente risuscitato e presente, glorioso e Tre volte Santo, nel grembo di Dio Padre dal quale fu generato.

Nell’Eucaristia, Cristo, l’Uomo-Dio, per lo Spirito Santo che inabita corporalmente in Lui, rende lode, gloria, amore e adorazione a Dio per tutta l’eternità. D’altro canto, il Cuore Eucaristico di Cristo è il luogo dove gli uomini sono incorporati a Cristo e in Lui sono incorporati alla Trinità.

L’eterno scambio d’amore tra le Persone divine viene comunicato ed effuso nel cuore degli uomini attraverso il Cuore Eucaristico di Gesù. Gli uomini ricevono, in ogni Eucaristia, l’amore sostanziale di Dio, lo Spirito Santo, il quale viene deposto, personalmente, nel più profondo dell’essere dell’uomo, affinché l’uomo possa conoscere, amare e godere delle Persone divine.

Il Cuore Eucaristico di Cristo è anche il luogo dove gli uomini possono, in Cristo, per Cristo, con Cristo, uniti a Lui con una unione non semplicemente morale, ma fisica e organica, lodare, amare ed adorare Dio Uno e Trino, già nel tempo, come anticipo della beatitudine eterna.


[1] Cfr. Matthias Joseph Scheeben, Los misterios del cristianismo, Ediciones Herder, Barcelona 1964, 444.

sábado, 15 de enero de 2011

Ecco l'Agnello di Dio


Giovanni Battista, vedendo Gesù, dice: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Gv 1, 29-34). Gesù toglie i peccati. Cos’è il peccato? Come si manifesta il peccato in noi? Vediamo il primo uomo: creato ad immagine di Dio, fatto figlio di Dio per la grazia santificante, pienificato coi doni soprannaturali, quali l’immortalità, l’assenza di sofferenza, l’intelligenza profonda; insomma, un essere umano quasi uguagliato agli angeli, fatto amico di Dio. Abitava nel Paradiso, che vuol dire, nella presenza di Dio, godeva di Dio. Aveva il privilegio di trasmettere tutti i suoi doni soprannaturali insieme alla trasmissione della vita. Vale a dire, nella generazione dei figli. Ma l’inganno dell’angelo diabolico, porta l’uomo alla disobbedienza, e in questo consiste il peccato originale: l’uomo disprezza la voce di Dio e ascolta la voce di Satana. Così l’Adamo, il primo uomo, perde tutti i doni che Dio aveva lui regalato. Perde l’amicizia con Dio, si fa nemico di Dio. Dio è Luce, e fuori dalla luce, non c’è che le tenebre. Questo è il peccato: tenebre. Col peccato, Adamo, e con lui tutta la natura umana, viene sommersa nelle tenebre. Col peccato, l’uomo perde ogni contatto con Dio, viene spogliato della sua gloria, trasmette il peccato. L’allontanamento da Dio provoca nell’anima un oscuramento più buio della notte più buia. L’anima viene espulsata dal seno di Dio, che è l’Essere infinito, l’Amore e la Luce, e viene sommersa nell’abisso del nulla, dell’odio e della malvagità. Rimane nella natura qualcosa di buono: l’essere un essere creato da Dio, rimane anche la capacità di fare alcuni atti buoni. Ma la natura umana, allontanata da Dio, rimane ferita mortalmente. Non ha più la vita divina nell’anima, anche se la persona parla, mangia, beve, sorride. Senza Dio, l’anima è morta alla vita di Dio, anche se batte il cuore e i polmoni respirano.

Come possiamo renderci conto della presenza del peccato originale nell’umanità? Vedendo il male, l’immenso male che scampa nel mondo, un male che non sorge d’altro luogo che dal cuore dell’uomo. Dal cuore dell’uomo sorgono i pensieri cattivi, i desideri cattivi, le azione cattive. Guardiamo la storia dell’umanità, fino ai nostri giorni: tantissimi guerre, fatto soltanto, la stragrande maggioranza, per soggiogare l’altro, che per il fatto di essere uomo e creato da Dio è il mio fratello, anche se sia cinese, giapponese, africano. Le guerre sono un esempio della cattiveria dell’uomo. Più vicino a noi, i dati forniti dai giornali, tutti i giorni: omicidi, furti, guerre e minaccie di guerre, abussi di ogni sorta di classe.

Guardiamoci noi stessi: siamo capaci di fare atti buoni, abbiamo qualcosa di buono, che è il nostro essere, creato da Dio. Abbiamo pensieri e desideri e azioni buone, abbiamo tante cose buone. Ma abbiamo anche tante cose cattive. È la nostra esperienza quotidiana. Il male sorge dal nostro cuore. È vero che c’è il diavolo, che, come persona spirituale, accanto ai suoi angeli, sorvolano di continuo nelle nostre vite; è vero che questo mondo terreno appartiene al dominio del Re delle tenebre, il diavolo. Ma le sue azioni e i suoi consigli, cadrebbero nel vuoto se non fossero ascoltate da noi. Dal nostro cuore senza luce, che ascolta la voce di Satana invece di quella di Dio, sorge il male. È il mistero del male e del peccato, il mistero delle tenebre che avvolgono l’anima dell’uomo e il mondo, anche se c’è la luce del sole, della luna e delle stelle. La consapevolezza del nostro allontanamento da Dio viene messo chiaramente nella liturgia della Messa di San Basilio il Grande: “Santo, Santo, Santo, sei Tu, O Signore, nostro Dio. O Tu che hai creati e ci hai fatto abitare nel Paradiso della gioia. E quando abbiamo disobbedito al tuo comandamento per la seduzione della serpente abbiamo perso la vita eterna, e siamo stati esiliati dal paradiso della letizia. Tu, però, non ci hai abbandonati mai; anzi ci hai visitati sempre per mezzo dei tuoi santi profeti. E nella pienezza del tempo, mentre eravamo nelle tenebre e nell’ombra della morte Ti sei manifestato a noi nel Tuo Figlio Unigenito Nostro Signore Gesù Cristo che si è incarnato per mezzo dello Spirito Santo dalla Vergine Maria”.

“Mentre eravamo nelle tenebre e nell’ombra della morte”. Questo è il peccato: tenebre e ombre di morte. Da noi, da soli, mai avessimo la potenza necessaria per toglierci questa macchia, per uscire dalle tenebre del male e della morte, assediati dal diavolo, lontani da Dio. È impossibile per noi, perché c’è una distanza infinita tra noi e Dio. Inoltre, il potere di Satana e del suo regno sono assolutamente superiori alle nostre forze. Lo nostre armi atomiche non fanno che sorridere al più piccolo diavoleto dell’Inferno.

Se questo è così, chi può salvarci, darci la luce, la vita, la forza per fare sempre degli atti buoni, per vincere al Re degli inferi, per vincere la morte, il male, il peccato? Chi può darci la gioia di vivere in Dio, la speranza di una vita buona nella terra e felice nell’eternità, in compagnia dei nostri cari, dei santi, e soprattutto di Dio? Chi può darci la gioia e la vita eterna? Solo Gesù. Solo Lui, Sommo ed Eterno Sacerdote, Verbo Incarnato, è in grado di offrire un sacrificio gradevole a Dio, che può pagare per tutti i nostri peccati, per i peccati di tutta l’umanità. Gesù è l’Agnello di Dio offerto in olocausto, che toglie i peccati del mondo. Il Sommo Sacerdote che porta su di sé i peccati degli uomini, la malizia del cuore dell’uomo, la porta su di sé, e con questi peccati, che non sono suoi, perché Lui è Immacolato, ma sono i nostri, sale sulla croce, e nella croce s’immola da Agnello. Versa il suo Sangue, che siccome è il Sangue del Verbo, ha il potere di far sparire, una volta per sempre, tutti i peccati degli uomini, tutti i miei peccati. Lui porta sulle sue spalle i miei peccati, tutti, e sulla croce vengono puliti dal suo Sangue, bruciati dal fuoco dello Spirito Santo che si sparge col suo Sangue. Questo, che accade sulla croce, accade misteriosamente nella confessione sacramentale, dove il potere del suo Sangue toglie i miei peccati. Questa salita di Gesù si rinnova in ogni Messa, e noi, siccome siamo battezzati, siamo stati fatti un solo corpo con Lui, e come il suo corpo viene sacrificato nella Messa, anche noi siamo sacrificati con Lui. Perciò in questa Messa, rendiamo grazie a Dio, per Gesù Cristo, l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, il nostro Salvatore, che ci toglie le tenebre e l’ombre di morte, donandosi Lui stesso in Persona, nell’Eucaristia. Rendiamo grazie al Dio Gesù, perché Lui è la Luce, l’Amore, il Camino e la Vita eterna.

viernes, 7 de enero de 2011

Il Battesimo di Gesù, manifestazione di Dio Trinità


Il Vangelo di oggi è uno dei brani del Nuovo Testamento dove Dio si auto-manifesta come Trinità di Persone.

Dio si mostra agli uomini come è nel suo Essere divino: una natura, tre Persone.

Dio Trino, eterno, irrompe nella storia degli uomini, e la sua auto-rivelazione si fa attraverso Gesù. È Lui a rivelarci il Padre e lo Spirito.

La manifestazione della Trinità nella storia ha un doppio scopo: da un lato, dire al Popolo Eletto che il Dio Uno che ha scelto Israele, è Trino in Persone; d’altro canto, ha lo scopo di far capire che tutte e Tre le Persone della Trinità sono coinvolte nella salvezza degli uomini.

Le processioni eterne della Trinità si fanno presenti nella storia e nelle anime dei battezzati: la sua manifestazione esteriore e sensibile –la colomba e il Figlio si vedono, il Padre è udito- si riproduce, in maniera interiore e invisibile, nell’anima del battezzato: quando Gesù esce dall’acqua, scende su di Lui lo Spirito Santo, e il Padre dice: “Io ti ho generato…”. Ciò che accade nel Giordano è una prolungazione nel tempo delle processioni trinitarie: il Padre genera il Figlio nello Spirito d’Amore. Ed è questo che accade nell’anima del battezzato: dopo essere immerso nell’acqua, sul battezzato scende lo Spirito Santo che gli fa il dono della grazia della figliolanza divina: il Padre eterna genera un figlio adottivo.

La teofania del Giordano annunzia che è arrivata l’ora messianica di Gesù; sono cominciati i tempi escatologici, che segnalano che l’Agnello di Dio, Gesù, il Verbo Incarnato, inizia la sua attività pubblica che lo porterà fino alla croce, nel compimento della volontà del Padre.

L’uscita dalle acque si collega coll’innalzarsi sulla croce: è la sua glorificazione fatta dallo Spirito. Per l’unzione dallo Spirito, nell’Incarnazione, il Verbo Incarnato si è fatto Sacerdote, Profeta e Re, e adesso, lo stesso Spirito lo porta al compimento dell’opera della salvezza attraverso la sua Passione.

Le Persone eterne si fanno presenti nella storia, nella scena del Giordano, e si fanno presenti nell’anima del battezzato.

Quale lo scopo di questa presenza delle Persone divine? Come è il modo in cui si fa questa missione nel tempo e nelle anime?

Le Persone sono inviate, vale a dire, hanno una missione da compiere. C’è una missione simbolica, visibile, sensibile, che ha lo scopo di simboleggiare l’opera che la Persona divina compie, per esempio, la colomba nel Giordano, le fiamme in Pentecoste. In questa missione simbolica, c’è la Presenza sostanziale dello Spirito Santo –nella colomba, nelle fiamme-, ma è una missione simbolica, vale a dire, si presenta da colomba affinché noi sappiamo che è lo Spirito Santo a guidare la missione di salvezza del Figlio, affidata dal Padre. È visibile, sensibile, simbolica.

Invece c’è un’altra, la missione reale, che è interiore, invisibile, quella dove la Persona divina non la si vede sotto un simbolo, ma si trova realmente all’interno dell’uomo. In questa missione, la Persona divina, attraverso la grazia di filiazione, che fa da ponte, entra dentro l’anima, si trova Ella stessa, in Persona, col suo essere e la sua sostanza divina, nell’anima dell’uomo. E siccome le Persone divine si trovano sempre e in ogni luogo insieme, perché sono inseparabili, quando entra una Persona nell’anima, entrano anche le altre. Perciò nell’anima del battezzato, e nell’anima in grazia di Dio, c’è la continuazione delle processioni eterne intratrinitarie, vale a dire, c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Quando una Persona divina entra nell’anima, lo fa per compiere una missione all’interno di questa anima, che sarà propria di questa Persona. Quale lo scopo di questo entrare delle Persone divine nell’anima? Quale lo scopo di questo avere in sé le Persone della Trinità?

Noi non possiamo utilizzare, come si fossero degli oggetti, le Persone della Trinità. Ciò che possiamo fare –ed è questo lo scopo della Presenza delle Persone nell’anima- è di godere delle Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Questo godere delle Persone in questa vita terrena, è un anticipo di ciò che sarà nella beatitudine. Sono le “caparre” dello Spirito, un segno, una prova, della gloria futura. C’è una differenza di grado, non essenziale, perché è la stessa Presenza che avremmo nell’altra vita. In questa vita, la visione è per la fede soltanto; nell’altra vita, nella beatitudine, la visione sarà perfetta, ma già nel tempo abbiamo una presenza nell’anima delle Persone divine, quando siamo in grazia, e noi possiamo godere i gioirci di questa divina presenza.

Il nostro accesso alla Trinità e l’ingresso della Trinità in noi, è stato reso possibile grazie al sacrificio fatto per amore a noi, da Gesù. È stata la sua offenda libera al Padre, come sacrificio perfetto ed eterno, a renderci figli di Dio e a darci la possibilità dell’incontro personale con la Trinità.

Ma Lui non soltanto ci ha reso possibile, una volta per sempre, il nostro accesso alla Trinità, morendo nella croce, donandoci Lui stesso. Ci continua a farci, in ogni Eucaristia, il dono della sua Persona e accanto a Lui, ci dona lo Spirito Santo. E accanto a loro, il Padre, Principio del Figlio e dello Spirito.

In ogni Eucaristia si ripete la teofania del Giordano, ma le Persone divine non fanno come adesso, una missione simbolica, sensibile. Ogni volta che celebriamo la Messa, che celebriamo l’Eucaristia, che mangiamo l’Eucaristia, si ripete la teofania del Giordano, allora in maniera interiore, invisibile, in ciascun anima che riceve l’Eucaristia.

Se l’anima non è in peccato, ogni volta che riceve l’Eucaristia, ha in se l’Essere divino, la Presenza sostanziale delle Tre Persone divine, che agiscono in lui la sua salvezza, bagnando l’anima nel sangue dell’Agnello di Dio, per portarla, purificata e santa, nello Spirito, dal Padre.

Per questo dono della comunione trinitaria che ci avviene in Cristo Eucaristia, uniamoci a Lui nel suo rendimento eterno di grazie a Dio Padre.

Uniamoci a Cristo, Presente sempre col suo Essere divino, con la sua sostanza divina, nell’Eucaristia; nel suo rendimento di grazie al Padre.

Facciamo della nostra anima un altro Giordano, dove sempre più si manifesti il Dio Trinità.

viernes, 31 de diciembre de 2010

Santa Maria Madre di Dio


Maria è il roveto ardente che vide Mosè[1] (Ex 3, 1-4) , che arde senza essere toccato: il roveto è la sua umanità immacolata, il fuoco che lo fa ardere senza bruciarlo, è il fuoco dell’amore dello Spirito Santo.

Per la sua maternità e femminilità soprannaturale e glorificata, Maria è l’immagine e la rappresentazione dello Spirito Santo[2]. Allo stesso modo come nella Trinità lo Spirito Santo è il vincolo d’amore tra il Padre ed il Figlio, Maria è il vincolo d’amore tra il Padre ed il Figlio fatto uomo. Non essendo né madre né sposa nel senso umano delle parole, ma soprannaturalmente, miracolosamente, Maria, nello Spirito Santo e per lo Spirito Santo, è il vincolo d’amore tra il Padre ed il suo Figlio umanato[3]. Nello Spirito Santo, vincolo d’amore tra il Padre ed il Figlio, invasa e ripiena da questo Spirito divino, Puro e Verginale, Maria si fa il vincolo d’amore tra il Padre e questo Figlio suo fatto uomo. Maria Vergine unisce, col suo amore divino-umano, col suo amore purissimo di Madre Vergine e con l’amore purissimo e castissimo dello Spirito Santo, il Padre ed il Figlio venuto al mondo da Bambino.

Nata senza peccato originale per i meriti della Passione del suo Figlio, Maria era la piena di grazia divina, la piena di vita divina; possedeva in sé la purezza e l’amore di Dio. Tutto il suo essere, dalla sua radice più profonda, era ripieno dallo Spirito di Dio, dalla luce e l’amore divino, perciò la sua femminilità non era una femminilità naturale, uguale a quella di qualsiasi donna, ma una femminilità soprannaturale, una femminilità innalzata e dignificata dall’azione di Dio in essa e perciò Maria era l’unica dimora degna per l’Incarnazione del Verbo.

Per avere questa femminilità soprannaturale, Maria è la Donna Immacolata, in cui tutto l’essere è penetrato dalla purezza ed il soave profumo della natura divina, e perciò non ha in sé nessun desiderio umano, se non quello di adorare ed amare il mistero del Verbo eterno che volle nascere nel tempo dal suo grembo convertendola nella Sua Madre, nella Madre di Dio.

È veramente Madre di Dio non per aver generato Maria la natura divina del Verbo, giacchè il Verbo è Verbo Divino da tutta l’eternità, se non per aver generato una natura umana –composta di corpo ed anima- assunta nell’unità della Persona del Verbo; generò, nel tempo, secondo l’umanità, una persona eterna, avente l’umanità e la divinità[4]. Può essere veramente chiamata Madre di Dio perché il Figlio Eterno di Dio fattosi uomo, unendo alla sua Persona la natura umana, è stato concepito nella sua umanità ed è nato nel tempo dalla natura umana di Maria, e siccome la concezione e la nascita di una persona la si attribuisce secondo quella natura nella quale è stata concepita ed è nata, si può dire che Maria è Madre di Dio[5]. Vuole dire che il Figlio generato miracolosamente da Maria è personalmente il Figlio di Dio[6]; è Dio nella Persona del Verbo.

Nel purissimo grembo di Maria, si realizza dunque la più meravigliosa opera ad extra della Trinità, il mistero più affascinante di tutti i tempi, infinitamente più grande e bello della creazione, mistero davanti al quale non ci sono parole per descriverlo nella sua maestà: il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Soltanto Lei poteva compiere la funzione di essere la Madre di Dio; soltanto il suo Immacolato grembo poteva recepire l’infinito Amore di Dio, lo Spirito Santo, che creò il corpo e l’anima umana di Gesù e li unì al Verbo di Dio, secondo la volontà del Padre.

Il Verbo, Dio Onnipotente, Figlio Unigenito del Padre, perfettissimo come il suo Padre per aver ricevuto da Lui la perfettissima natura divina, generato eternamente dal Padre, esce dal Padre, e senza lasciare di essere ciò che è, vale a dire, Dio tre volte santo, scende dal suo cielo di maestà per incarnarsi in quest’altro cielo di maestà che è il grembo di Maria. La Persona del Figlio del Padre, guidata dall’amore al Padre, guidata dallo Spirito d’Amore, lo Spirito Santo, senza lasciare il suo Essere divino ed eterno, senza lasciare la sua natura divina, si fa così piccolo da poter annidare in un mucchio di cellule umane e inizia, Lui, la Persona del Figlio Unigenito, l’Eterno, l’Inafferrabile, la sua esistenza umana per compiere il suo mistero Pasquale, la sua Passione e Risurrezione.

Il Figlio Unigenito del Padre lascia il suo eterno paradiso che è amare il suo Padre con l’amore dello Spirito Santo, per annidarsi in un altro paradiso, più piccolo, ma non di meno gioioso per Lui, l’amoroso grembo verginale e maternale dell’Immacolata Concezione, unico luogo dove poteva accadere questa meravigliosa opera della Trinità. L’Eterno ingressa nel tempo, l’Invisibile si fa visibile, l’Onnipotente si fa debole, il Dio Eterno è concepito verginalmente come un Bambino di uomo.

Accogliendo la Persona divina del Verbo del Padre, generato eternamente, che ha assunto un corpo umano ed un’anima umana[7], e dandogli Lei della sua sostanza, della sua carne, affinché l’Invisibile si faccia Visibile, affinché il mistero nascosto in Dio dall’eternità si manifesti agli uomini, Maria Vergine si fa Madre di Dio[8], la “Madre dell’Amore Bello”[9].

Per ultimo, la maternità divina di Maria ci raggiunge nel tempo perché il suo Figlio continua ad essere concepito in ogni messa nel seno della Chiesa, secondo il modello della sua maternità divina. La sua maternità divina è il modello ed il fondamento per la concezione e la nascita spirituale di Cristo nella Chiesa attraverso il sacerdozio: allo stesso modo come Maria per la potenza dello Spirito Santo concepì il Figlio di Dio e lo fece scendere dal cielo per dargli la sua forma visibile, allo stesso modo il sacerdote, per la potenza dello Spirito Santo, concepisce il Figlio di Dio fatto uomo e lo depone nel grembo della Chiesa sotto le specie eucaristiche[10].

Iniziamo questo nuovo anno sotto la luce della maternità divina di Maria; a Lei, nostra Madre, chiediamo la protezione, al suo Cuore Immacolato ci consacriamo in persona e consacriamo con noi tutte le nostre famiglie ed il mondo intero, affinché Lei trasformi i nostri cuori nel suo Cuore, un Cuore trasformato ed illuminato dal divino splendore di Cristo Eucaristia, un Cuore che, come il roveto ardente, arde eternamente, senza essere bruciato, col fuoco divino dello Spirito Santo.


[1] Cfr. Conferenza Episcopale Italiana, Liturgia delle ore, Antífona 3ª de las Segundas Vísperas de la Solemnidad de Santa María, Madre de Dios, Libreria Editrice Vaticana2, 2002, 478.

[2] Cfr. Matthias Josep Scheeben, Los misterios del cristianismo, Editorial Herder, Barcelona 1964, …

[3] Cfr. ibidem, …

[4] Cfr. E. Brocchieri, Sintesi Mariana, Edizione Paoline, Roma 1957, 79-80.

[5] Cfr. Santo Tomás de Aquino, Suma Teológica, III, q. 27, a. 5.

[6] Cfr. Juan Alfaro, Cristo, Sacramento del Padre, Gregorianum, ...

[7] Nel 451, il Concilio di Calcedonia, contro coloro che ammettevano in Cristo una sola natura, quella divina, essendo l’umana come assorbita dalla divina, definiva: Cristo “è perfetto nella divinità e perfetto nell’umanità, vero Dio e vero uomo, composto di anima razionale e corpo, consustanziale al Padre secondo la divinità, consustanziale a noi secondo l’umanità; prima dei secoli generato secondo la divinità del Padre; negli ultimi tempi secondo l’umanità generato da Maria Vergine, genitrice di Dio per noi e per la nostra salvezza” (Denzinger, 148). Questa defiinizione fu poi ripresa nel 680 dal II Concilio di Costantinopoli: “Maria è veramente e propriamente Madre di Dio secondo l’umanità”; le due nature in Cristo sono “in confuse, inconvertibiliter, inseparabiliter, indivise” (Denzinger, 290).

[8] Il Concilio di Efeso, nell’anno 431, definì: “Chi non crede che l’Emmanuele sia vero Dio e per conseguenza nega che Maria sia Madre di Dio, sia anatema” (Denzinger 113).

[9] Dom Augustin Guillerand Charteux, Contemplations Mariales, Roma 1959, 58ss.

[10] Cfr. Matthias Joseph Scheeben, Los misterios del cristianismo, Editorial Herder, Barcelona 1964, 577.

martes, 21 de diciembre de 2010

Natale è partecipare alla Nascita di Gesù


In questa fase dell’anno liturgico, inizio del Natale, ricordiamo il periodo della vita di Gesù che si estende dalla sua nascita fino alla sua manifestazione visibile, vale a dire la Natività e la Epifania. La Chiesa, che è Madre, ci fa meditare sulla vita di Cristo e noi, da figli della Chiesa, commemoriamo, ricordiamo, la nascita miracolosa di Gesù a Betlemme.

Cosa significa commemorare e ricordare la nascita del nostro Salvatore, Gesù Cristo? Qual è il rapporto tra noi, che in questa messa ricordiamo oggi la nascita di Gesù accaduta due milla anni fa?

Non è intenzione della Chiesa farci fare soltanto un esercizio psicologico, ricordando con la mente la vita di Gesù. La Chiesa non vuole soltanto una forma di partecipazione nostra ridotta all’unione morale, solo della volontà. Questo possono farlo anche altre chiese, come la protestante e il solo fatto di ricordare o di meditare sulla vita di Gesù potrebbe farlo anche un non cristiano. Si tratta non semplicemente di contemplare e imitare nel sentimento la nascita terrena del Signore, nei suoi particolari.

Noi cattolici siamo chiamati a celebrare il mistero di Cristo, unendoci personalmente a Lui, il nostro Salvatore; siamo chiamati ad unirci a Lui non solo con la volontà, ma con la nostra persona, alla Persona divina di Cristo, regnante nel cielo, che abita col suo Spirito nella Chiesa e nelle singole anime e personalmente nell’Eucaristia. Siamo chiamati a celebrare e a fare nostra, a possedere nella realtà, il mistero della sua vita terrena, della sua nascita a Betlemme, come qualcosa che ci appartiene perché è parte reale delle nostre persone; come cattolico, sono chiamato a possedere come proprietà mia questa grande realtà della vita di Cristo, della sua nascita, che è la mia salvezza.

La Chiesa pretende qualcosa di più profondo, più misterioso, più meraviglioso, di un semplice ricordo psicologico, di una mera unione con la volontà. Ciò che la Chiesa vuole che noi facciamo è che ci uniamo, non solo con la volontà, ma sostanzialmente, al mistero di Cristo, alla Persona di Cristo; la Chiesa vuole la nostra unione reale, fisica, con Cristo, l’Uomo-Dio, nato come un Bambino. Vuole che noi possediamo Cristo Bambino come proprietà nostra personale.

Cristo, che è il Sole di giustizia che illumina e dà vita e gioia agli spiriti beati dell’altro mondo, è la Lampada della Nuova Gerusalemme, che splende eternamente con la luce divina, e ci dona i suoi raggi di luce eterna attraverso il tempo liturgico, attraverso la liturgia, attraverso la messa. Lui, con la sua intera vita, che incominciò nel seno della Vergine e che non avrà termine per tutta l’eternità, è, nella sua totalità, il grande mistero di salvezza, nascosto dall’eternità in Dio, ma ora divenuto manifesto nella Chiesa, nella sua liturgia, nella sua messa. È con questo Cristo, nato a Betlemme, Dio eterno e unico Salvatore, che regna per i secoli senza fine, con il quale vuole la Chiesa che ci uniamo.

E la nostra unione col Cristo regnante nel cielo e la nostra possessione della sua vita nel tempo avviene nel tempo liturgico, nella liturgia, perché attraverso di essa ci si fa presente nel nostro tempo la vita eterna di Cristo; questa unione si concretizza e materializza nell’Eucaristia perché nell’Eucaristia ci si fa Presente la sua Persona divina.

Se Lui è Luce da Luce, è la Luce divina del Padre, la sua intera vita terrena, anche gli avvenimenti più umili e nascosti, come la sua nascita a Betlemme e come la sua morte miseranda sul Calvario, sono in realtà manifestazioni della luce divina, nascosta questa luce divina sotto le veste di una natura umana, nascosta in un Bimbo nato da una Vergine. La liturgia riproduce questo mistero di Cristo e questa luce; fa presente, per noi, sotto i segni sacramentali, questo suo mistero di salvezza. Perciò la liturgia, la messa, è uno splendore di luce e di gloria divina ed eterna in mezzo a noi.

Nell’anno liturgico noi dobbiamo vivere nel mistero, attraverso la liturgia, questa vita di Cristo Signore, il suo cammino dal seno della Vergine, dalla grotta di Betlemme fino al trono della divina maestà nell’alto dei cieli. Il tempo liturgico del Natale ci permette rivivere, nel mistero, la fase terrena della sua vita che va dall’Incarnazione fino alla sua nascita miracolosa da Maria Vergine. Perciò, per il fatto di essere la liturgia la manifestazione e la rinnovazione terrena del mistero eterno di Cristo, per noi, la sua nascita non è più l’ignorata venuta al mondo di un Bambino in Betlemme, pieno di povertà e umiliazione, anche se la povertà umana era invisibilmente glorificata dalla luce dell’amore e della magnificenza divina. Questa nascita è ora l’Epifania, la manifestazione, della divinità in carne umana per la Redenzione e la santificazione del mondo[1].

Come partecipare della Nascita di Gesù? Come unirci sostanzialmente, personalmente a Lui, Verbo Eterno del Padre nato nel tempo? L’evento che ci collega al Natale di Gesù Bambino e a Gesù Cristo Figlio del Padre è il mistero della messa, il mistero dell’Eucaristia. È soltanto nell’Eucaristia, nella santa messa di Natale –l’unica e vera festa del Natale-, dove noi ci uniamo personalmente a Cristo, Figlio eterno del Padre, nato nel tempo da Maria. Nell’Eucaristia i tre misteri sono connessi tra loro: la Trinità, il Natale o Incarnazione, e l’Eucaristia, ci presentano l’unico Figlio di Dio; nel grembo del Padre, nel grembo della Vergine, nel grembo della Chiesa. In tutti questi misteri Lui si trova occulto ai nostri occhi corporali ed spirituali, e soltanto la fede soprannaturale può farci vedere al Figlio eterno del Padre nato come Bambino a Betlemme, Presente in Persona nell’Eucaristia.


[1] Cfr. Odo Casel, Il mistero del culto cristiano, 114.

jueves, 9 de diciembre de 2010

Avvento, attesa della venuta del Messia


Siamo nel tempo di Avvento, siamo all’attesa della venuta del Messia; facciamo una commemorazione della sua nascita. Ma non è soltanto un ricordo; è molto di più: è una “memoria” che ricorda e fa presente l’evento di salvezza. La memoria cristiana ricorda sì i fatti meravigliosi compiuti da Dio nel passato, ma fa presente; nel momento che celebra i sacramenti, gli stessi fatti salvifici, vale a dire, attua e attualizza la redenzione.

In ogni sacramento, e questo è valido soprattutto per l’Eucaristia, re-viviamo in atto la presenza salvifica del Redentore Gesù. Memoria del passato, attualizzazione del presente, attesa del futuro di gloria. Ecco i tre momenti salvifici presenti in ogni sacramento, in ogni Messa. Questo vuol dire che oggi nella Messa faremo memoria degli atti salvifici di Gesù, ma anche faremo presenti questi stessi atti, ri-viviremo la presenza salvifica di Gesù. Gesù stesso si farà presente personalmente, scenderà dal cielo per rimanere tra noi nell’Eucaristia, per abitare nelle nostre anime. Mangeremo il suo corpo glorioso, l’Eucaristia, e così rimarremmo nell’attesa della sua seconda venuta. Aspettiamo il suo ritorno definitivo nella gloria del Padre.

In questi giorni di Avvento, la Chiesa ci ha presentato la figura di Giovanni Battista. C’è un paragone tra Giovanni Battista e la Chiesa: la Chiesa fa in questi ultimi tempi, fino alla seconda venuta del Salvatore, la stessa funzione del Battista.

Così come il Battista predicava l’imminente inizio del tempo messianico, perché Gesù, che era già presente tra gli uomini, e doveva cominciare tra poco la sua manifestazione come Dio, così la Chiesa annunzia agli uomini del nostro tempo che Gesù, che è già presente tra noi nell’Eucaristia, arriverà pronto manifestandosi come Dio Onnipotente.

Come il Battista, che predicava nel deserto, e vestiva poveramente e viveva nella povertà, così la Chiesa predica nel deserto, che sono le grande città, le zone rurali, tutta la civiltà del nostro tempo. Come il Battista, la vera Chiesa vive la povertà.

Quando il Battista predicava, c’erano pochissimi che ascoltavano la voce nel deserto che annunziava la Venuta del Messia; allo stesso modo, quando la Chiesa annunzia che il Regno di Dio è la Persona di Gesù e che Gesù verrà a giudicare il mondo, sono pochissimi coloro che ascoltano.

Come il Battista ebbe nemici che lo portarono alla morte martoriale, nella testimonianza di Gesù, così accadrà alla Chiesa –e accade adesso-: sarà perseguitata e martirizzata, perché darà la sua vita in testimonianza del suo Sposo, Gesù.

Il destino martoriale del Battista e della Chiesa, non è altra cosa che la partecipazione al sacrificio martoriale di Gesù nella croce.

Come il Battista battezzava, così la Chiesa battezza. Ma siccome il battesimo della Chiesa è il battesimo di Gesù, c’è una differenza.

Siamo nel tempo dell’Avvento, tempo di attesa della venuta del Messia, il Bambino Dio. Noi commemoriamo la prima venuta, ed aspettiamo la seconda. In questi giorni, il Vangelo ci ha parlato dei tempi precedenti alla manifestazione pubblica del Messia.

Quello che annunzia la manifestazione del Messia è Giovanni Battista. Cosa rappresenta Giovanni Battista?

Rappresenta il fine dei tempi della legge antica, e l’inizio della legge nuova. Lui annunzia l’imminente arrivo dell’era messianica, l’inizio del compiersi delle profezie fatte sul Messia. Lui sa di non essere Lui il Messia, sa che lui è soltanto un uomo, e che il Messia è invece Dio fatto uomo, che il Messia è l’Uomo-Dio.

La sua missione è annunziare che il Messia è arrivato, che i tempi del regno delle tenebre è scaduto, e che è incominciato il tempo escatologico del Regno di Dio. “Convertitevi”, dice Giovanni, “perché questo regno di Satana, regno delle tenebre e della menzogna, finirà, e arriverà il regno di Gesù, il regno della luce e della verità, e questo regno non è altra cosa che la stessa Persona di Gesù.

Ciò che Battista annunzia è l’inizio dell’attività pubblica di Gesù: Gesù manifesterà con le sue opere –i miracoli- che Lui è Dio, il Verbo Eterno di Dio, generato eternamente dal Padre, che adesso cammina tra gli uomini, guarendoli, confortandoli, portandoli la salvezza nella sua Persona.

Giovanni chiede la conversione del cuore verso Dio, chiede di lasciare di fare le opere delle tenebre, perché arriva tra gli uomini la Luce Incerata, la Luce Eterna che illumina la Gerusalemme celeste, la Luce che è l’Agnello Immacolato, Gesù.

Giovanni battezza con acqua, ma il suo battessimo non provoca nessuna trasformazione all’interno dell’essere dell’uomo. L’importanza del suo battesimo è quella di provocare un cambiamento del cuore e perciò degli atti, che da questo momento devono essere buoni, perché il Dio Buono è disceso dal Cielo e abita tra di noi. Ma è Lui stesso a dire che Gesù battezzerà con lo Spirito. Com’è questo battesimo di Gesù?

Il battesimo di Gesù è un battesimo dello Spirito Santo, il che tocca, attinge la profondità più intima dell’essere umano, trasformandolo e rinnovandolo dal profondo.

Prima dell’arrivo dello Spirito di Gesù, l’anima si trova immersa nell’oscurità, è piena di tenebre, e si trova fuori da Dio, prigioniera di Satana e del suo regno. Questa è la conseguenza del peccato originale, il dominio del Re degli inferi sull’anima. Perciò coloro che muoiono senza il battesimo, mai riescono a vedere a Dio, per tutta l’eternità.

Invece dopo il battesimo di Gesù, che battezza con acqua e con lo Spirito, l’anima viene liberata dal dominio di Satana, perché l’anima è bagnata e pulita col sangue di Gesù.

Nel battesimo l’acqua, santificata dal potere dello Spirito Santo, espulsa il Re delle tenebre dall’anima, e abilita l’anima trasformandola in una dimora della Trinità. Nel battessimo è il sangue di Cristo a purificare e santificare l’anima, perché è il sangue di Dio, del Verbo Incarnato.

Perciò al contatto col Sangue di Gesù, nell’anima cessa il dominio delle tenebre, e incomincia ad abitare la Trinità.

Grazie al sacrificio in croce di Gesù, il suo sangue rende l’anima dimora della Trinità. Questa anima appartiene a Gesù, perché Gesù l’acquistata col suo sangue. Col suo sangue versato sull’anima, Gesù sigilla la Nuova Alleanza, l’Alleanza Eterna nel suo sangue, il sangue dell’Alleanza Nuova ed eterna.

Gesù versa il suo sangue sull’anima e la pulisce e la purifica, togliendogli il peccato originale. Il suo sacrificio come Agnello fa sì che l’ira divina su quella anima si lontani, e fa sì che Dio la guardi con amore e misericordia. Ma il sangue di Gesù fa molto di più di togliere il peccato, il che è già un opera propria di Dio. Gesù, col suo sangue, si dona se stesso all’anima, affinché l’anima abbia un rapporto personale d’amore con Lui, e anche per portarla al Padre, sempre nell’amore dello Spirito Santo.

Il sangue di Gesù, il sangue della Nuova Alleanza, versato nel sacrificio dell’altare, nel sacrificio eucaristico, ha il compito di portare alla pienezza dell’essere e dell’amore dell’uomo: la comunione personale con la Trinità, che è il fine per il cui siamo stati creati.

In ogni Messa, l’Agnello Immacolato si immola per noi, e ci versa il suo sangue sulle nostre anime, ci dà a mangiare il suo corpo; in ogni Messa Lui viene alle porte delle nostre anime, e ci chiede di entrare, per santificarci e rallegrarci con la sua Presenza, e con la Presenza del Padre e dello Spirito Santo.

lunes, 6 de diciembre de 2010

Cristo caccia via i demoni col potere divino


Cristo realizza un miracolo: caccia via i demoni col potere divino (cfr. Lc 4, 31-37). I demoni obbediscono alle parole di Cristo, perché riconoscono il potere di Dio che in esse viene trasmesse. Il potere dell’inferno nulla puó fare davanti al potere di Dio.

Ma non soltanto Cristo fa i miracoli. Anche i suoi discepoli fanno i miracoli. Chè cosa dimostrano i miracoli, quelli fatti da Cristo e quelli fatti dai discepoli?

I miracoli fatti da Cristo dimostrano che Dio operava in Lui in maniera, soprannaturale, che era con Lui e in Lui in maniera speciale[1]. Ma anche i miracoli fatti dai discepoli e i santi lungo tutta la storia della chiesa Cattolica dimostrano questo: che Dio opera in loro e con loro in maniera soprannaturale. Sia Cristo che i discepoli, che i santi, tutti cacciano via i demoni, guariscono gli ammalati, risuscitano i morti.

Qual’è la differenza tra i miracoli realizzati da Cristo e quelli degli apostoli e i santi?

La differenza è che i miracoli realizzati da Cristo sono fatti da Lui con la forza ed il potere divino che scaturiscono da Lui, che gli appartengono, per diritto proprio, per il fatto di essere Lui il Verbo Incarnato, l’Uomo-Dio. Lui, Cristo, è il Dio Onnipotente, e fa i miracoli con un potere che gli è proprio.

Invece i santi, gli apostoli, fanno dei miracoli non con un potere proprio, ma col potere dell’Uomo-Dio Gesú; loro sono uno strumento nelle mani di Gesú, attraverso i quali Gesú opera ed agisce invisibilmente. Loro fanno i miracoli, ma nel nome e col potere di Gesú.

L’altra differenza è che i miracoli fatti da Gesú confermano le parole di Gesú: Lui si presenta davanti agli uomini come l’Emanuelle, Dio tra noi, come l’Uomo-Dio, uguale a Dio in potere, in maestá ed in gloria, e fa dei miracoli che possono essere fatti soltanto da Dio. i miracoli suoi testimonio ció che Lui dice di se stesso: che Lui è Dio.

I miracoli di Gesù non sono finiti. Tutti i giorni, in ogni messa, Lui continua a realizzare il miracolo piú grande, piú meraviglioso e misterioso di tutti, la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue.

In ogni messa, Lui realizza , per mezzo i sacerdoti ministeriali, il miracolo piú affascinante di tutti, l’Eucaristia.


[1] Cfr. Matthias Josep Scheeben, Los misterios del cristianismo, Editorial Herder, Barcelona 1964.