¡Te agradecemos de todo corazón, Santo Padre Benedicto XVI, tu servicio a la Santa Madre Iglesia! ¡Que el Espíritu Santo suscite un sucesor con tu misma fe, sabiduría y caridad!
lunes, 11 de febrero de 2013
martes, 22 de enero de 2013
Il fariseismo è il cancro della religione
Gesù davanti ai farisei (cfr. Lc 11, 37-45). Nostro Signore fa fronte ai farisei. Chi erano?
I farisei erano gli incaricati di custodire e di
trasmettere la legge di Dio al Popolo di Israele. Erano quelli scelti da Dio
stesso, allo scopo di insegnare la legge divina al Popolo di Dio, ma non
avevano capito che la legge annunciava il Cristo, e che Cristo era il Figlio di
Dio.
Credevano di essere gradevoli a Dio facendo dei riti
esterni, ma dimenticando la misericordia, la bontà, la carità verso il
prossimo. Erano religiosi, ma duri di cuore. I farisei furono a poco a poco
lasciando cadere nel vuoto la Parola Divina, per scambiarla con parole umane;
scambiavano la Saggezza Divina, che comandava amare il prossimo ed amare Dio
–“Ascolta, Israele, amerai il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta
l’anima…- per il comandamento umano, che
comandava amare solo se stesso, senza preoccuparsi né degli altri né di Dio.
I farisei rappresentano il mistero dell’iniquità, cioè,
la negazione volontaria del mistero di Dio Incarnato, Gesù Cristo. Dopo aver
visto con i loro occhi i suoi miracoli, che testimoniavano la sua divinità, i
farisei volontariamente rifiutano a Gesù come Dio nel tempo. Questo è il
mistero di iniquità: rifiutare Cristo e la sua croce.
Perciò nostro Signore gli dice queste cose, che sono
forte e dure, ma certe: perché preferiscono il loro spirito, invece dello
Spirito di Dio.
Tutti noi possiamo diventare farisei se dimentichiamo
la misericordia. Senza misericordia, la religione è solo falsità ed ipocrisia.
Senza bontà, la religione è inganno e chiacchiera. Perciò il fariseismo è il
cancro della religione. Uccide la religione.
Perciò le parole di Gesù, anche pronunciate 2000 anni
fa, ai farisei, percorrono il tempo e ci raggiungono. Vengono dette a ciascuno
di noi. E noi dobbiamo avere cura di non lasciare perdere le parole di Gesù.
Dobbiamo fare come la Vergine Maria, che custodiva la Parola Divina nel suo
cuore, e la metteva in pratica.
È molto facile cadere nella tentazione del fariseismo:
crederci che facendo qualche rito esterno, già c’e l’abbiamo fatta. Crederci
che perché facciamo qualche piccola preghiera senza nemmeno prestare
attenzione, Dio c’ha degli obblighi verso di noi.
Credere che possiamo vivere senza carità, senza amore
verso Dio e verso il prossimo, e lo stesso saremo ascoltati e perdonati da Dio.
Cristo vuole che noi siamo misericordiosi, come è Lui:
“Siate misericordiosi, come sono Io”, perché è la misericordia, l’amore, ciò
che conterà alla fine della vita: “Sarete giudicati nell’amore”, dice San
Paolo.
Chiediamo alla Vergine di non cadere nella tentazione
farisaica di vivere la nostra religione senza carità, e di crescere sempre di
più nell’amore a Cristo Dio e al prossimo.
lunes, 24 de diciembre de 2012
Offriamoli il nostro povero cuore, per accogliere il Bambino Gesù e lo facciamo per tutti quelli che lo rifiutano
(Natività - Mt
1, 18-24)
La Parola di Dio ci parla oggi del
mistero dell’Incarnazione del Verbo: “Maria… si trovò incinta per opera dello
Spirito Santo”.
Questo mistero è il principale della
nostra fede. È il mistero che fa sì che la nostra Chiesa sia l’unica Chiesa
vera tra tutte le Chiese. Perché è la Chiesa dove la Parola di Dio si incarna e
si comunica agli uomini. I misteri della Chiesa scaturiscono dalla Trinità e si
presentano a noi per darci a conoscere a Dio, ma, anche una volta conosciuti,
rimangono inafferrabili.
L’Incarnazione fa sì che la nostra
Chiesa sia una Chiesa dei misteri: i misteri di Cristo, i misteri della sua
vita, Passione, morte e risurrezione.
L’Incarnazione è un mistero, ma
questo non vuol dire “irragionevole”. Vuol dire “irraggiungibile”, ma, allo
stesso tempo, ragionevole. Meglio ancora, sopraragionevole, sopranaturale. Non
è contrario alla ragione umana dire: “Dio si è incarnato e si è fatto uomo
senza lasciare di essere Dio”. È qualcosa che non è irragionevole, ma rimane
sempre nel mistero, che è inesauribile, perché è il mistero di Dio. Il mistero
della fede e come mai il Dio Onnipotente ed Eterno, ha voluto incarnarsi, vale
a dire, essendo Dio, farsi Bambino, essendo Onnipotente, farsi debole, essendo
Eterno, nascere nel tempo.
L’Incarnazione è un opera della
Trinità: è il Padre ad inviare il Figlio, nell’amore dello Spirito Santo. Ma è
soltanto il Figlio ad assumere una natura umana, ad incarnarsi.
“…quel
che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo”: lo Spirito Santo ha un ruolo
centrale nell’incarnazione: il Padre invia il Figlio nello Spirito d’Amore,
verso gli uomini e verso il Figlio; il Figlio obbedisce nello Spirito d’Amore al
Padre, e lo Spirito Santo, Spirito d’Amore, crea il corpo e l’anima umana di
Gesù all’interno del grembo virginale e purissimo di Maria per amore al Padre,
al Figlio e agli uomini.
L’Incarnazione
dunque è un mistero d’Amore, dell’amore della Trinità verso gli uomini. Un
amore che non siamo in grado di capire –e anche qualche volta non vogliamo
capire- perché è l’Amore di un Dio verso la sua creatura, l’uomo, un amore
divino, infinito, senza misura. Un amore eterno, come Dio: “Dio è amore”. E
siccome Dio è eterno, così il suo amore per noi.
È
questo amore di Dio, lo Spirito Santo, quel che porta ad attuare l’opera
dell’Incarnazione. Ciò che si è generato in Maria Vergine è opera dello Spirito
Santo: è stato generato in Maria Vergine la natura umana di Gesù, che si è
unita immediatamente alla Persona divina del Verbo. Così Gesù è Dio –Seconda
Persona della Trinità- e uomo allo stesso tempo. Vero Dio e vero Uomo, generato
nell’eternità dalla stessa sostanza del Padre, nato nel tempo dalla Vergine
Maria.
Questo
è il mistero della fede cattolica: Gesù è il Verbo eterno di Dio che opera
attraverso la sua natura umana.
Quale
lo scopo di tutta questa opera della Trinità? Lo scopo è introdurre, alla
creatura creata, nel grembo della Trinità, affinché questa creatura abbia, per
tutta l’eternità, un rapporto personale d’amore con le Persone della Trinità.
Perciò
la nostra religione, l’unica vera, è la religione dei misteri, i misteri
dell’amore di Cristo Dio; i misteri di cui Dio Trino, che vuole avere la sua
creatura con Lui per i secoli senza fine.
Prossimi
a commemorare il Natalizio di Gesù, possiamo vedere con certa tristezza che,
come diceva Santa Teresa di Gesù, “l’Amore non è amato”. Si preferisce, in uno
brusco scambio, i maghi all’amore trinitario di Dio.
Oggi,
tantissimi, hanno dimenticato Dio. Si può dire che Dio non c’entra niente con
la vita quotidiana della stragrande maggioranza dei cittadini di tutti i paesi.
È più attraente dedicarsi alla magia, confidare negli stregoni o, peggio
ancora, pensare solo a lavorare e “sfruttare la vita”.
Al
commemorare la sua venuta al mondo, che è la venuta di Lui, la luce, la verità,
la pace, vediamo che c’è un immensa oscurità nei cuori degli uomini, lontani da
Dio; non c’è verità, non c’è pace. C’è un immensa dimenticanza di Dio, che si è
fatto Bambino per amore a noi. Per esempio, questo viene convalidato da
statistiche fatte dal giornale “Leggo”, quel che viene distribuito nel metrò.
Dice così nella sua edizione del lunedì 17 dicembre 2001[1]:
“Altro che Babbo Natale. Cambiano i simboli della festa più amata ed attesa
dagli italiani. E per i più piccoli questo anno il nuovo testimonial natalizio
è Harry Potter, il maghetto che spopola in libreria, al cinema e in tv. Lo
dichiarano sette bambini su dieci”.
Questa
è l’immensa oscurità nella quale vive immerso il mondo di oggi: la oscurità di
vivere lontani da Dio, che è luce.
Oggi
come in Betlehem, c’è oscurità e freddo: il freddo dei cuori degli uomini senza
Dio. Dio è l’amore, e se non c’è Dio nel cuore, c’è il freddo dell’egoismo,
della violenza, dell’odio.
Oggi
come in Betlehem, non c’è posto per il Bambino Dio: come non c’era posto negli
alberghi per accogliere a Gesù che nasceva, così oggi non c’è posto nel cuore
degli uomini, occupate da cose più importanti, come il lavoro, guadagnare i
soldi, mangiare, festeggiare.
Oggi
come in Betlehem, sono pochissimi coloro che si rendono conto che Gesù è nato a
Betlehem, che Gesù Bambino è Dio e viene non soltanto a salvarci, ma a donarci
il suo amore.
Oggi
preferiscono Harry Potter, un film dove non si nomina Dio, dove l’odio ai
nemici, le bugie, e l’apprezzo per la magia sono viste come cose buone e
divertenti.
Ovviamente,
voi e i bambini qui presenti preferiscono Gesù a Babbo Natale e a Harry Potter.
Facciamo
del nostro cuore una grotta dove possa nascere il Dio Bambino.
Offriamoli
il nostro povero cuore, per accoglierlo e lo facciamo per tutti quelli che lo
rifiutano.
viernes, 14 de diciembre de 2012
In questo Avvento, facciamo del nostro cuore una grotta dove possa nascere il Dio Bambino
(Mt
1, 18-24)
La Parola di Dio ci parla oggi del
mistero dell’Incarnazione del Verbo: “Maria… si trovò incinta per opera dello
Spirito Santo”.
Questo mistero è il principale della
nostra fede. È il mistero che fa sì che la nostra Chiesa sia l’unica Chiesa
vera tra tutte le Chiese. Perché è la Chiesa dove la Parola di Dio si incarna e
si comunica agli uomini. I misteri della Chiesa scaturiscono dalla Trinità e si
presentano a noi per darci a conoscere a Dio, ma, anche una volta conosciuti,
rimangono inafferrabili.
L’Incarnazione fa sì che la nostra
Chiesa sia una Chiesa dei misteri: i misteri di Cristo, i misteri della sua
vita, Passione, morte e risurrezione.
L’Incarnazione è un mistero, ma
questo non vuol dire “irragionevole”. Vuol dire “irraggiungibile”, ma, allo
stesso tempo, ragionevole. Meglio ancora, sopraragionevole, sopranaturale. Non
è contrario alla ragione umana dire: “Dio si è incarnato e si è fatto uomo
senza lasciare di essere Dio”. È qualcosa che non è irragionevole, ma rimane
sempre nel mistero, che è inesauribile, perché è il mistero di Dio. Il mistero
della fede e come mai il Dio Onnipotente ed Eterno, ha voluto incarnarsi, vale
a dire, essendo Dio, farsi Bambino, essendo Onnipotente, farsi debole, essendo
Eterno, nascere nel tempo.
L’Incarnazione è un opera della
Trinità: è il Padre ad inviare il Figlio, nell’amore dello Spirito Santo. Ma è
soltanto il Figlio ad assumere una natura umana, ad incarnarsi.
“…quel
che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo”: lo Spirito Santo ha un ruolo
centrale nell’incarnazione: il Padre invia il Figlio nello Spirito d’Amore,
verso gli uomini e verso il Figlio; il Figlio obbedisce nello Spirito d’Amore al
Padre, e lo Spirito Santo, Spirito d’Amore, crea il corpo e l’anima umana di
Gesù all’interno del grembo virginale e purissimo di Maria per amore al Padre,
al Figlio e agli uomini.
L’Incarnazione
dunque è un mistero d’Amore, dell’amore della Trinità verso gli uomini. Un
amore che non siamo in grado di capire –e anche qualche volta non vogliamo
capire- perché è l’Amore di un Dio verso la sua creatura, l’uomo, un amore
divino, infinito, senza misura. Un amore eterno, come Dio: “Dio è amore”. E
siccome Dio è eterno, così il suo amore per noi.
È
questo amore di Dio, lo Spirito Santo, quel che porta ad attuare l’opera
dell’Incarnazione. Ciò che si è generato in Maria Vergine è opera dello Spirito
Santo: è stato generato in Maria Vergine la natura umana di Gesù, che si è
unita immediatamente alla Persona divina del Verbo. Così Gesù è Dio –Seconda
Persona della Trinità- e uomo allo stesso tempo. Vero Dio e vero Uomo, generato
nell’eternità dalla stessa sostanza del Padre, nato nel tempo dalla Vergine
Maria.
Questo
è il mistero della fede cattolica: Gesù è il Verbo eterno di Dio che opera
attraverso la sua natura umana.
Quale
lo scopo di tutta questa opera della Trinità? Lo scopo è introdurre, alla
creatura creata, nel grembo della Trinità, affinché questa creatura abbia, per
tutta l’eternità, un rapporto personale d’amore con le Persone della Trinità.
Perciò
la nostra religione, l’unica vera, è la religione dei misteri, i misteri
dell’amore di Cristo Dio; i misteri di cui Dio Trino, che vuole avere la sua
creatura con Lui per i secoli senza fine.
Prossimi
a commemorare il Natalizio di Gesù, possiamo vedere con certa tristezza che,
come diceva Santa Teresa di Gesù, “l’Amore non è amato”. Si preferisce, in uno
brusco scambio, i maghi all’amore trinitario di Dio.
Oggi,
tantissimi, hanno dimenticato Dio. Si può dire che Dio non c’entra niente con
la vita quotidiana della stragrande maggioranza dei cittadini di tutti i paesi.
È più attraente dedicarsi alla magia, confidare negli stregoni o, peggio
ancora, pensare solo a lavorare e “sfruttare la vita”.
Al
commemorare la sua venuta al mondo, che è la venuta di Lui, la luce, la verità,
la pace, vediamo che c’è un immensa oscurità nei cuori degli uomini, lontani da
Dio; non c’è verità, non c’è pace. C’è un immensa dimenticanza di Dio, che si è
fatto Bambino per amore a noi. Per esempio, questo viene convalidato da
statistiche fatte dal giornale “Leggo”, quel che viene distribuito nel metrò.
Dice così nella sua edizione del lunedì 17 dicembre 2001[1]:
“Altro che Babbo Natale. Cambiano i simboli della festa più amata ed attesa
dagli italiani. E per i più piccoli questo anno il nuovo testimonial natalizio
è Harry Potter, il maghetto che spopola in libreria, al cinema e in tv. Lo
dichiarano sette bambini su dieci”.
Questa
è l’immensa oscurità nella quale vive immerso il mondo di oggi: la oscurità di
vivere lontani da Dio, che è luce.
Oggi
come in Betlehem, c’è oscurità e freddo: il freddo dei cuori degli uomini senza
Dio. Dio è l’amore, e se non c’è Dio nel cuore, c’è il freddo dell’egoismo,
della violenza, dell’odio.
Oggi
come in Betlehem, non c’è posto per il Bambino Dio: come non c’era posto negli
alberghi per accogliere a Gesù che nasceva, così oggi non c’è posto nel cuore
degli uomini, occupati da cose più importanti, come il lavoro, guadagnare i
soldi, mangiare, festeggiare.
Oggi
come in Betlehem, sono pochissimi coloro che si rendono conto che Gesù è nato a
Betlehem, che Gesù Bambino è Dio e viene non soltanto a salvarci, ma a donarci
il suo amore.
Oggi
preferiscono Harry Potter, un film dove non si nomina Dio, dove l’odio ai
nemici, le bugie, e l’apprezzo per la magia sono viste come cose buone e
divertenti.
Ovviamente,
voi e i bambini qui presenti preferiscono Gesù a Babbo Natale e a Harry Potter.
Facciamo
del nostro cuore una grotta dove possa nascere il Dio Bambino.
Offriamoli
il nostro povero cuore, per accoglierlo e lo facciamo per tutti quelli che lo
rifiutano.
jueves, 25 de octubre de 2012
Contemplare Cristo Eucaristia nella liturgia
“Gesù
si ritirò a pregare” (Mc 1, 39-49). Come Sacerdote Sommo ed Eterno, Gesù prega al Padre per
gli uomini.
L’attività
di Gesù gira in torno al suo sacerdozio, nel quale e mediante il quale il Verbo
Incarnato trasmette agli uomini la vita divina ed offre a Dio le lodi
dell’umanità: da un lato il Verbo, mediante la sua umanità, comunica la sua
grazia, il suo potere divino –tramite il quale caccia via i demoni e guarisce
gli ammalati- e d’altro lato, ancora tramite la sua umanità santissima, unita
intimamente al Verbo, trasmette a Dio il culto supremo dovuto dalla creatura[1].
Da cattolici, abbiamo ricevuto una
partecipazione al suo sacerdozio nel battesimo, perciò dobbiamo imitare il suo
comportamento, in questo caso, pregare. Dobbiamo però essere molto attenti a
non fare solo una mera imitazione esteriore e superficiale, giacché il
fondamento della nostra imitazione di Cristo si trova nel carattere
battesimale, il sigillo spirituale mediante il quale siamo stati fatti membra
vive del suo Corpo Mistico[2].
In questa maniera, essendo incorporati al suo Corpo, riceviamo da Lui, che è il
Capo, non solo la energia e la forza divina che ci fanno agire da membra, ma il
fatto stesso di essere membra, parte reale del suo Corpo. Il fondamento della
nostra imitazione di Cristo perciò è l’unione interiore, spirituale, organica,
a Lui, ottenuta nel battesimo. Mediante il battesimo siamo stati fatti parte
sua reale, ma questa unione, per diventare viva, richiede di essere vivificata
dalla preghiera e dalla frequenza dei sacramenti, soprattutto la confessione e
l’Eucaristia.
Siamo
membra del suo Corpo, e siccome il Corpo agisce secondo il Capo, una membra del
Corpo agisce dunque secondo il suo Capo. Se il Capo prega, deve anche pregare
il Corpo, devono anche pregare le membra del Corpo, per ricevere il fiume di
vita divina che dal suo Capo scaturisce.
Per questo la preghiera del
cattolico non è un metodo psicologico mediante il quale raggiungiamo
l’astrazione interiore[3].
La preghiera da membra vive di Cristo è un dono di Dio, connesso intimamente al
dono della fede. Dio ci fa il dono della fede in Cristo e anche il dono della
preghiera che ci mette in contatto reale con Lui. La preghiera, che è ricerca
di Dio, quando raggiunge la sua cima più alta, più profonda ed elevata, si
trasforma in contemplazione, vale a
dire, celebrazione intima e gioiosa per il fatto di aver trovato Dio[4].
Come possiamo imitare il Cristo,
nostro Capo, che prega? Dove contemplare Dio?
Ci
sono tantissime forme di preghiere, tutte validissime, ma c’è una,
principalissima, ed è la liturgia della Messa, perché mai come in questo
sacrificio, Cristo Dio si fa Presente tra noi con tutta la sua maestà, il suo
potere, il suo splendore ed il suo amore divino. Perciò la Messa mai deve
essere vissuta dai membra del Corpo di Cristo come qualcosa che accade tutti i
giorni, uno uguale all’altro. C’è sta la possibilità di viverla così, per la
nostra debolezza umana, ma con l’aiuto dello Spirito Santo dobbiamo viverla
come ciò che è: la nostra possibilità per contemplare Cristo Dio che si
manifesta nell’Eucaristia.
La
Messa è per noi il seno del Padre, Betlemme, il Calvario, la Risurrezione; è il
luogo ed il momento della manifestazione, attraverso il sacramento
dell’Eucaristia, del mistero pasquale di Gesù, è il momento dell’apparizione
sua gloriosa, è il momento della nostra contemplazione ed adorazione di Lui,
nascosto sotto ciò che sembra di essere un po’ di pane.
sábado, 22 de septiembre de 2012
Maria-Chiesa ci dona il suo Figlio attraverso l'Eucaristia
Secondo San Luigi Maria Grignon di Montfort, Maria è
la via che più facilmente conduce verso il Cristo; secondo questo dottore della
Chiesa, Maria è la via anche più facile attraverso la quale ci arrivano i
misteri di Cristo.
Attraverso Maria ci arrivano i misteri di
Cristo e attraverso Cristo, ci arrivano le Persone della Trinità. Anche per
questo, Maria è Ponte tra le Persone della Trinità e noi. Sin dal primo istante
della sua Immacolata Concezione, Maria fu Portatrice della Santissima Trinità.
Da sempre, le Persone divine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
fecero della sua anima il loro Tempio sante; da sempre, Dio Uno e Trino rimasse
nel suo grembo.
Arrivata l’Incarnazione, lo Spirito Santo, l’Amore di
Dio, fece scendere il Verbo Eterno nel suo grembo, dove il Verbo del Padre
ricevette da Maria la sua carne umana e verginale. Per questo Maria fu al
Dimora Umana della Trinità, il Tempio Santo di Dio Uno e Trino, e anche, la
Portatrice del Figlio di Dio, Gesù, l’Ostensorio Santo dell’Ostia Pura e
Immacolata.
Con l’Incarnazione dell’Unigenito nel suo grembo
verginale, Maria si fece la sua Veste, e Lui la sua Anima. Questo perché Maria
è la Mediatrice tra noi e Cristo, come Cristo è il Mediatore tra noi e il
Padre.
Perciò, chi viene a Maria, trova Cristo; chi si
rivolge a Maria, riceve Cristo; chi prega con Maria, ascolta Cristo. Chi a
Maria si appoggia, Lui tocca; chi viene a Maria e posa il suo capo sul suo seno
materno, gli si assopisce ogni dolore, fiorisce ogni speranza e fluisce ogni
grazia da Cristo Dio[1].
Maria, la nostra Madre celeste, ci attende ai piedi
della croce per darci grazia, per darci il suo Figlio, la Grazia Increata.
Maria Donna Immacolata, ci offre il suo Figlio santo a
tutti noi, figli del suo dolore. Ai santi, per dare la gioia, ai malvagi, per
dare il pentimento che salva.
Maria-Chiesa ci da il suo Figlio attraverso i
sacramenti, specialmente la confessione sacramentale e l’Eucaristia.
martes, 11 de septiembre de 2012
"Beati coloro che ascoltano la Parola e la osservano"
“Beati piuttosto
coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (cfr. Lc 11, 27-28). Il nostro Signore fa
referenza alla sua Madre, la Vergine Maria, perché è stata Lei, per prima tra
tutta l’umanità, ad accogliere ed osservare la Parola di Dio.
Gesù dice che la felicità o
beatitudine, vale a dire, l’allegria più profonda dell’uomo, consiste
nell’accogliere e nell’osservare la Parola di Dio. Vale a dire, fare un atto di
fede, credere nella Parola perché è Parola di Dio, e agire in conseguenza.
Maria credette alla Parola di Dio. Perciò Maria è il nostro modello nella fede.
Maria è l’ideale più prezioso ed
elevato sia dell’alleanza della natura umana con la grazia divina, sia della
ragione con la fede[1].
Perciò si può fare un paragone tra l’accoglienza della Parola Incarnata nel
grembo di Maria e l’accoglienza della Rivelazione divina nella ragione umana:
Maria, sposata con lo Spirito Santo, concepì per opera di questo Santo Spirito
la Persona del Verbo Eterno, e diede al Verbo la sua stessa sostanza per
formare il corpo e la carne del Verbo affinché diventasse “Verbo Incarnato” e
fosse presentato al mondo in maniera visibile; allo stesso modo, la ragione
umana, sposata nella fede con lo Spirito Santo, riceve nel suo grembo la
saggezza divina contenuta nella Parola di Dio e comunicata dallo Spirito Santo,
la riveste con le sue parole umane e la esprime con le sue rappresentazioni
umane.
Ma dobbiamo sapere che, anche
ricevendo la ragione umana questa saggezza divina ed esprimendola con la sua
massima capacità di espressione, anche illuminata dallo Spirito Santo, non può
la ragione rispecchiare il mistero della Verità divina con quella grandezza e
maestà che appartengono alla Verità divina. Solo nella luce della gloria potrà
la ragione umana esprimere un po’ meglio la grandezza della Verità divina in
tutto il suo splendore.
In questa –e anche nell’altra- vita,
il mistero di Dio rimane sempre inaccessibile alla ragione umana e a quella
angelica.
Un altro paragone che possiamo fare,
contemplando a Maria, è quello dell’umiltà: così come per Maria la chiamata
rivolta a Lei per essere la Madre di Dio, significa per Lei passare da umile
serva a Regina di tutto l’universo, visibile ed invisibile, e possedere la
dignità più eccelsa, così per la ragione umana, non c’è una distinzione più
grande che il fatto di essere chiamata ad accettare la fede nell’Uomo-Dio Gesù[2].
La ragione umana, illuminata per la fede in Gesù, si vede levata ad una dignità
infinitamente superiore a qualsiasi dignità che possa concederle qualsiasi
altra conoscenza.
Come Maria, la quale essendo levata
alla dignità di Madre di Dio, conserva l’umiltà della schiava, dell’ancella del
Signore, così la ragione umana, magnificata per la conoscenza della fede, deve
conservare la sua umiltà, riconoscendo sempre la superiorità della saggezza
divina sopra l’umana.
Chiediamo a Maria la grazia di avere
questo atteggiamento di fede davanti al mistero centrale della Chiesa
Cattolica, la Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, sull’altare, in ogni
Messa.
Suscribirse a:
Entradas (Atom)






