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martes, 2 de abril de 2013

Gesù incontra i discepoli di Emmaus



I discepoli di Emmaus, nel pomeriggio di Pasqua, si allontanano da Gerusalemme, dal luogo della Passione. Gesù si avvicina per accompagnargli, ma non riconoscono la sua Presenza: “…Gesù in Persona si accostò e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo”. Si allontanano dal luogo della Passione, vale a dire, si allontanano dalla Passione, e diventano cecchi e tristi, incapaci di riconoscere il Signore. Cecchi, tristi, senza gioia, lontani dal Signore morto e risorto che cammina con loro. Non siamo noi, questi discepoli di Emmaus? Non è questa la descrizione della nostra vita spirituale? Perché i discepoli, tristi e cecchi, non riconoscono Gesù? Per il loro modo di vedere la Passione di Gesù[1]. È un modo talmente umano, senza fede, che vede le cose, i successi della vita, dal basso, e mai alza gli occhi per vedere dall’alto e verso l’alto. Uno sguardo meramente umano della religione, della Chiesa, di Gesù, della Messa, dell’Eucaristia, anche di noi stessi, ci rende incapaci di comprendere la realtà. Guardando la nostra vita, soltanto dal punto di vista umano, lasciando di lato il Signore Gesù che cammina con noi, come fanno i discepoli di Emmaus, mai capiremmo nulla, nemmeno le cose che accadono tutti i giorni. Vedendo umanamente, è impossibile capire il dolore, la sofferenza, le situazioni penose e angoscianti. Nemmeno le gioie le possiamo capire. Soltanto sotto la luce divina della croce di Gesù possiamo capire il senso della vita e delle sue prove: del dolore, la sofferenza, che a volte ci sembrano insopportabili; soltanto nel contatto con Gesù crocifisso e risorto possiamo capire che il dolore è un dono; che la vita, qualsiasi sia la mia vita, forse anni vissuti senza nemmeno una prova, senza dolore, forse anni vissuti nella disgrazia, è il cammino che devo percorrere per guadagnare il cielo. Se guardo la vita con uno sguardo puramente umano, sarò triste sempre, perché la nostra forza umana è incapace di capire il vero senso degli successi; il nostro sguardo umano è incapace di vedere Gesù, morto e risorto, che ci accompagna in ogni momento, nelle gioie e nei dolori. Abbiamo bisogno perciò della luce divina che scaturisce dalla croce di Gesù, che ci faccia capire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Neanche possiamo capire la religione, la Chiesa, Gesù, i sacramenti, l’Eucaristia, con lo sguardo umano. Abbiamo bisogno della luce divina, per capire che la Chiesa non è un’invenzione dei preti e dei fedeli; che la Messa non è qualcosa di vuoto alla quale io ci devo essere per obbligo, o che posso lasciare di lato se c’è qualcosa più divertente o interessante da fare; abbiamo bisogno della luce divina per capire che la religione non è venire a Messa, per obbligo nel tempo di Pasqua e nel tempo di Natale. Abbiamo bisogno della luce divina di Gesù per capire che i sacramenti non sono una tappa sociale, fatta per obbligo, i quali dopo ricevuti, non servono a niente, e perciò i giovani spariscono dalla Chiesa: i sacramenti sono la nostra salvezza perché sono Gesù nella sua Pasqua. Abbiamo bisogno della luce divina di Gesù per capire che la Messa è la morte e risurrezione di Gesù, che mi dona la sua vita per salvarmi e farmi figlio di Dio; per capire che l’altare si trasforma nel Calvario, il pane nel corpo di Gesù e il vino nel suo sangue. Chiediamo perciò la grazia, la luce divina, quella stessa ricevuta dai discepoli di Emmaus, di riconoscere la Presenza Reale, viva, sostanziale, di Gesù nell’Eucaristia. Chiediamo di aprire gli occhi dell’anima davanti a Gesù Eucaristia.


[1] Cfr. A. Vanhoye, Per progredire nell’amore, Edizioni ADP, Roma 2001, 219ss.

domingo, 27 de febrero de 2011

Eucaristia, Pane di Vita eterna


L’Eucaristia è il Pane di Vita eterna, perché non è uno pane materiale, ma corpo e sangue di Cristo, Dio eterno (cfr. Mc 11, 27-33). I farisei si scandalizzano a causa delle parole di Gesù, perché non capiscono la Parola di Dio. Rifiutano Gesù come Dio e credono che ciò che Gesù dice si riferisce al corpo e sangue di Gesù non ancora glorificati. Una visione puramente umana mai può raggiungere il mistero dell’Eucaristia.

Ma Gesù parla da Dio e come Dio sa che Lui lascerà il suo corpo e il suo sangue glorificati come cibo di vita eterna.

Quando Gesù parla di mangiare e bere il suo corpo e il suo sangue, fa riferimento all’Eucaristia, alla Messa: “Se non bevete… se non mangiate”: corpo e sangue di Gesù, presenti sotto l’apparenza del pane e del vino, sono la vita di Dio comunicataci a noi.

Quando Gesù parla con i giudei e i farisei, ha in mente la celebrazione della Messa, l’Eucaristia, che è il suo corpo e il suo sangue colmati e glorificati dalla Presenza ipostatica, personale, dello Spirito Santo, Spirito de vita divina, perciò Lui chiama se stesso: “Il Pane vivo, disceso dal cielo”.

Il corpo e il sangue di Cristo sono l’Eucaristia; lì Lui ci si offre, da cibo delizioso, nel banchetto Pasquale, come Pane Vivo che ci comunica la Vita eterna di Dio. Attraverso il Pane Eucaristico, la vita di Dio Trinità si converte in noi come il principio di una vita nuova, nell’Eucaristia, diversa all’umana; è vita eterna perché è la vita della Trinità in noi.

Il corpo e il sangue di Cristo, nell’Eucaristia, sono sacrificio spirituale e vivanda spirituale, a ragione della divinità che inabita in essi.

Per il miracolo della Transustanziazione, non c’è più né pane né vino dopo la consacrazione. Le sostanze del pane e del vino sono trasformate nella sostanza del corpo e del sangue di Gesù glorificato. Sono il corpo e il sangue della Persona divina del Verbo di Dio, Persona viva ed eterna.

Perciò nell’Eucaristia c’è la Presenza reale della Persona divina di Gesù. Gesù si trova nell’Eucaristia in maniera sostanziale ed spirituale; vale a dire, l’Eucaristia è la Presenza sostanziale della Persona divina di Gesù. Presenza sostanziale, reale, spirituale, mistica, vuol dire lì, sull’altare, nella realtà, non nella nostra immaginazione.

Perciò quando mangiamo l’Eucaristia, ci sembra di mangiare un poco di pane, ma non c’è più pane: c’è Gesù chi ci si offre da vivanda divina ed eterna.

Nell’Eucaristia, incorporiamo il Dio Gesù alle nostre anime, ma è anche vero che il Dio Gesù ci incorpora al suo corpo, in maniera che noi formiamo con Lui un solo corpo.

Nell’Eucaristia c’è Gesù, ma anche lo Spirito Santo; è Lui ad agire l’opera della nostra santificazione, perché Lui, lo Spirito, viene versato sulle nostre anime ogni volta che mangiamo l’Eucaristia.

In maniera mistica e reale, lo Spirito Santo viene effuso su di noi attraverso il sacrificio sacramentale di Gesù nell’altare.

Perciò la nostra anima, partecipando al banchetto eucaristico, si fa dimora dello Spirito Santo. E questo Spirito deve guidare la nostra vita, deve aiutarci a fare le opere buone dei figli di Dio.